La nostra storia
Nascita di un movimento comunitario
"SI PUÒ FARE" nasce il 24 gennaio 2013 come coordinamento regionale per rispondere alle criticità strutturali del sistema di salute mentale in Sicilia. Alla nostra prima assemblea a Palermo partecipano circa cento persone provenienti da tutta l'isola: operatori, familiari e persone fruitrici dei servizi di salute mentale, area dipendenze, disabilità, migrazione, giustizia minorile e dei servizi penitenziari, insieme a docenti e professionisti dell'area riabilitativa psichiatrica universitaria di Palermo.
In quella storica occasione affermiamo la necessità, non più rimandabile, di superare il ritardo della Regione nel predisporre politiche per l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di chi vive in condizioni di svantaggio e fragilità.
Denunciamo con forza la mancata istituzione in Sicilia dell’Albo delle cooperative sociali. Mentre realtà del resto d'Italia dimostrano come sia possibile, con risparmi notevoli per lo Stato, strutturare forme di lavoro in cui le persone con svantaggio diventano protagoniste.
Riconosciamo la “presa in carico comunitaria" come il caposaldo del PIANO STRATEGICO DELLA SALUTE MENTALE approvato ad agosto 2012 dalla Regione Siciliana, spettando alle ASP completare il lavoro implementando i Piani di Azione Locale (PAL).
Sollecitiamo i Comuni a riservare una quota degli appalti di forniture e servizi alle cooperative sociali ai sensi della Legge 381/1991, proponendo le linee guida già adottate da città come Torino, Roma e Udine.
Il nome che ci siamo dati si ispira all'omonimo film del 2008 di Giulio Manfredonia che narra la storia vera di un gruppo di pazienti psichiatrici che negli anni Ottanta, guidati da operatori coraggiosi e da un ex sindacalista, fondarono in Friuli una delle prime cooperative sociali tuttora attive.
Affermiamo che è ora che i servizi sociali e sanitari si rivolgano alle fasce svantaggiate non solo in forma individuale, ma riconoscendo le loro aggregazioni, che svolgono un prezioso ruolo di auto-aiuto in un contesto integrato.
Per questo calendarizziamo da subito incontri istituzionali e realizziamo quattro seminari formativi su cooperazione sociale, appalti pubblici, adozione dei PAL e Budget di Salute.
Da coordinamento a Ente di Terzo Settore riconosciuto
Con il passare degli anni le nostre azioni locali si moltiplicano in ogni provincia.
Ad ottobre 2019, grazie all’articolo 24 della Legge Regionale n. 17, otteniamo un risultato storico: l’obbligo per le Aziende Sanitarie di accantonare almeno lo 0,2% dai bilanci ASP per avviare i budget di salute (quota elevata allo 0,22% a partire dal 2025).
Il 20 gennaio 2020, presso l' Ex Noviziato dei Crociferi a Palermo, promuoviamo un cruciale Convegno Regionale intitolato "Budget di Salute e presa in carico comunitaria. Orientamenti scientifici e buone prassi per l'inclusione sociale delle persone con disagio psichico". Insieme al Forum del Terzo Settore, alle Centrali Cooperative (Legacoop, Confcooperative Federsolidarietà, AGCI) e ai sindacati uniti (CGIL, CISL, UIL), facciamo dialogare le nostre componenti con il Viceministro della Salute Pierpaolo Sileri e l'Assessore Ruggero Razza, il quale si impegna a emanare le linee guida regionali, poi pubblicate con il D.A. 204/2020.
Il 30 giugno 2020 "Si può fare" compie un passo decisivo costituendosi formalmente come Ente di Terzo Settore. Non cambia la sua natura: il punto di forza è che lavoriamo insieme utenti, familiari, operatori sia del servizio pubblico che del privato sociale insieme a una fitta rete regionale di enti del terzo settore sociale.
Per noi la salute mentale va affrontata a 360 gradi, senza lasciare indietro nessun punto di vista, convinti che il dialogo continuo sia un'opportunità arricchente. Siamo tutti nella stessa barca e non vogliamo arrenderci al muro di gomma che si frappone tra le nostre istanze e le istituzioni.
Iniziamo così una stagione di mobilitazioni: sciopero della fame contro la reclusione dei pazienti nelle CTA imposta nel post-lockdown quando la società era già ripartita, quattro sit-in regionali, lettere, convegni e un costante tam tam sui mass media.
A luglio 2021, a seguito di una protesta davanti all'Assessorato, otteniamo il Decreto Assessoriale con le Linee guida per il Budget di Salute.
Nel 2022 insistiamo affinché vengano recepite dalle singole ASP, ma l'applicazione resta lenta e frammentaria. Il 30 giugno 2022 torniamo in piazza con il sit-in "Salute Mentale Bene Comune", insieme alle nostre decine di associazioni, cooperative e uno zoccolo duro di singoli iscritti per denunciare il peggioramento dei servizi, le piante organiche sguarnite e l'assenza di strutture intermedie.
La protesta del giugno 2023 ci porta ad ottenere un incontro decisivo con l'Assessore Volo: veniamo riconosciuti come interlocutori stabili ed entriamo a far parte, con una nostra delegazione, del COORDINAMENTO REGIONALE DELLA SALUTE MENTALE presso l'Assessorato, un organo consultivo in cui siedono dirigenti e direttori di dipartimento. Questa posizione ci permette di presentare un documento operativo per denunciare il dramma di piante organiche ormai prive della necessaria multiprofessionalità.
Il biennio della crisi e la svolta storica sul lavoro (2024-2026)
Nel 2024 la nostra base cresce fino a 103 soci, tra cui 35 associazioni e cooperative, e consolidiamo la nostra presenza nazionale aderendo a UNASAM tramite il delegato Roberto Pezzano.
Avviamo un importante tavolo di confronto con l’Assessorato al Lavoro insieme ad alcune componenti sindacali e rappresentanti di Centrali Cooperative ma che subisce alla fine uno stand by dovuto alle difficoltà politiche del governo regionale.
Troviamo un'importante apertura all'Assemblea Regionale Siciliana grazie all'Intergruppo parlamentare promosso dall'Onorevole Valentina Chinnici e alle iniziative dell'Onorevole De Luca sul monitoraggio dei PTI con budget di salute su tutto il territorio regionale.
La situazione del 2025 è stagnante e drammatica Tuttavia, è proprio in questi anni che, sempre su nostra iniziativa, si è andata formando una rete con alcune realtà del settore e pezzi di sindacato che insieme ha lavorato a un programma comune. Alle nostre proposte concrete l'Assessorato alla Sanità ha risposto con il silenzio, un vuoto in cui è maturato il tragico decesso di un paziente durante un trasferimento per TSO a duecento chilometri di distanza.
La crisi permane strutturale: gli SPDC perdono il 40% dei posti letto abusando della contenzione, le CTA affrontano una convivenza invivibile con i pazienti giudiziari autori di reato, e i CSM si riducono a semplici ambulatori, mentre l'Assessorato ammette che ben quaranta milioni di euro del Budget di Salute sono rimasti non spesi.
La forte tensione sfocia nella grande manifestazione unitaria del 4 dicembre 2025, cui segue l’incontro del 15 dicembre con il nuovo Assessore Faraoni, segnato da un profondo scollamento tra i vertici politici e i tecnici del dipartimento.
Il 2026 inizia con il silenzio dell'Assessorato ai nostri solleciti di calendarizzare incontri inviati il 20 febbraio, in un clima di forte instabilità per il Governo Schifani.
In questo scenario difficile raccogliamo però uno straordinario successo: a maggio 2026, l'Assemblea Regionale Siciliana approva all'unanimità una norma storica per l'inclusione lavorativa delle persone con disabilità psichica. Questo traguardo epocale è il frutto del lavoro instancabile dei nostri soci e delle associazioni iscritte, di singoli operatori, familiari e, soprattutto, di persone con una storia personale di salute mentale, la cui presenza attiva è la vera forza del nostro movimento.
La norma approvata è il frutto di ben 3 anni di lavoro congiunto che ha fatto confluire in un unico testo le istanze presentate dall' Intergruppo parlamentare per la salute mentale e dal gruppo del Movimento 5 Stelle, che inizialmente rischiavano di procedere separate.
La riforma introduce modifiche strutturali decisive all'interno della cornice del collocamento mirato della Legge 68/1999: per tutte le pubbliche amministrazioni, i Comuni e gli enti controllati regionali sopra i 50 dipendenti, viene stabilito l'obbligo di vincolare una quota di riserva alle persone con disabilità psichica, imponendo lo strumento della convenzioni come previste dalla legge 68/99, disponendo che ogni inserimento sia supportato da un tutor specializzato e dalla figura innovativa del supporto tra pari.
I diritti che abbiamo pazientemente ottenuto di garantire insieme alle istituzioni: dall'introduzione del Budget di Salute all'emanazione delle linee guida regionali, dal nostro ingresso ufficiale come componente stabile all'interno del Coordinamento Regionale della Salute Mentale fino all'approvazione della legge sul lavoro dei disabili psichici, dimostrano chiaramente che siamo e rappresentiamo un pezzo importante e imprescindibile con cui la politica e l'amministrazione pubblica devono necessariamente costruire il futuro dei servizi.
Esigiamo oggi un'interlocuzione immediata con il nuovo vertice della Sanità regionale: non è più tollerabile che, a fronte di ingenti risorse teoriche e finanziarie (dallo 0,22% del bilancio ASP per i PTI con Budget di Salute ai fondi PNRR e PNES, dallo stanziamento del nuovo PANSM 2025-2030 ai finanziamenti del Ministero delle Disabilità per il Progetto di Vita ex D.Lgs. 62/2024, fino ai fondi per la doppia diagnosi, per le REMS e per il No Restraint), i servizi territoriali siano lasciati allo sfacelo. In questo collasso, gli stessi operatori del servizio pubblico soffrono quotidianamente la carenza cronica di strumenti, personale e formazione specifica necessari a garantire una reale salute mentale di comunità, vedendo gli interventi ridotti all'osso. Di riflesso, il privato sociale subisce una pesante penalizzazione in termini di efficacia, pagando direttamente il prezzo delle disfunzioni del sistema. L'inadeguatezza cronica della macchina regionale colpisce drammaticamente i giovani, gli adulti, le persone con autismo e gli autori di reato, abbandonando i cittadini, le loro famiglie e gli stessi lavoratori a una condizione di sofferenza non più accettabile.
La strada è ancora in salita ed è per questo che la nostra mobilitazione non si ferma.
NON SIAMO SOLI: abbiamo dimostrato di avere gli strumenti, la forza e la tenacia per raggiungere i nostri obiettivi.
Chiunque può dare una mano a scrivere e agire ancora questa bellissima storia, perché la salute mentale non è una pratica burocratica, ma un benessere condiviso e collettivo di tutto il nostro sistema sociale.